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PENSIONI
Tratto da La voce di Romagna, edizione del 21 maggio 2003.
Caro Presidente,
sono un pensionato classe 1931, vivo con mia moglie, classe 1936,
in una bella casa popolare di 45 metri quadrati. Prima che Lei diventasse
il nostro presidente del Consiglio, i nostri assegni sociali congiunti
raggiungevano la cifra di un milione e 400mila lire, 700mila lire
per ognuno di noi. Poi abbiamo votato Forza Italia e a marzo 2002
ho ricevuto l'aumento ad un milione di lire da Lei promesso, raggiungendo
così con l'assegno di mia moglie, la cifra di un milione
e 700mila lire. Ero felice, signor presidente, tanto che un giorno
leggendo su un giornale un articolo della signora Livia Turco che
affermava: "Il milione al mese ai pensionati non arriva",
non esitai a scrivere ad alcuni giornali nazionali e locali la verità.
Srcissi: "Onorevole Turco, il mio milione l'ho avuto, perché
dice bugie?" Due giornali pubblicarono la mia lettera.
Signor presidente, la nostra gioia è durata un anno. Giorni
orsono abbiamo ricevuto una lettera da Roma, dell'Inps che comunica
a mia moglie Rosina De Martinis che, avendo il suo assegno sociale
unito al mio superato un certo reddito, circa un milione e 700mila
lire, dal mese di aprile 2003, avrebbe avuto il suo assegno dimezzato,
come puntualmente è avvenuto. Ma non basta, mia moglie dovrà
pagare cinque milioni di lire di arretrati avuti ingiustamente secondo
l'Inps, a partire dal gennaio 2002, cioè dal giorno in cui
io ho riscosso il mio primo milione.
Mi perdoni, Signor Presidente, ma io e mia moglie ci siamo sentiti
beffati. Ci sono stati rincari in tutto, l'inflazione, l'euro, ect.
Ma la nostra pensione è tornata quella del 2001, anzi un
po' meno, 1.367.000 di lire. Confesso che mi verrebbe voglia di
chiedere scusa alla signora Livia Turco.
Mario Colonna
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