La mafia eventuale

Sul finire degli anni Ottanta l'insediamento della criminalità organizzata nel nord Italia con Milano quale epicentro del riciclaggio di denaro sporco e di attivita finanziarie da parte di Cosa Nostra, è oggetto di allarmate denunce della stampa e delle autorità di polizia. Nell'estate del 1990 il "Corriere della Sera", sotto il titolo L'allarme lanciato dal presidente della Camera di commercio milanese - Finanzieri alleati della mafia - Società vicine alle cosche, scrive: "La necessità di un controllo sui movimenti di denaro era stata fatta presente già da qualche anno al mondo politico, con un pressante allarme, dal giudice palermitano Giovanni Falcone, il quale aveva segnalato come nei "computer delle banche e delle organizzazioni finanziarie viaggiassero liberamente i narcodollari della mafia" [...]. Gerardo D'Ambrosio, coordinatore del pool antimafia milanese, ammette che "è mancata e sta mancando una grande mobilitazione delle forze di polizia che dovrebbe essere pari a quella spiegata per combattere e vincere il terrorismo, tenendo anche conto che Milano è vicina alle frontiere e crocevia del riciclaggio internazionale" [...]. Come fermare la lunga mano della mafia sulla città? La pista degli appalti truccati, tangenti, affari sporchi con enti pubblici non porta lontano".
L'avvenuto insediamento di Cosa Nostra a Milano e nell'hinterland, del resto risulta quotidianamente evidente da innumerevoli episodi di macro e micro delitti legati a estorsioni racket spaccio di stupefacenti regolamenti di conti, attentati rapine omicidi l'infiltrazione mafios i arrivera a provocare la caduta della giunta comunale craxiana in seguito allo scandalo urbanistico detto "Duomo Connection mentre lo stesso ministro dell Interno (alle prese con la criminalità organizzata quale emergenza nazionale) denuncia ufficialmente che la metropoli lombarda è assediata da Cosa Nostra e dalle cosche affaristico-criminalì.
II quotidiano "la Repubblica" avvia un'inchiesta giornalistica sul tema "I milanesi e la mafia" intervistando "chi è protagonista della collettività milanese e del suo lavoro"; il 24 settembre 1991 l'intervistato da Guido Vergani sul tema "mafia a Milano e Silvio Berlusconi.
"Certo che Milano è malata...", esordisce Berlusconi, "ma non credo che il vero problema sia la pressione mafiosa. Il virus èquello dell'immobilismo... Da tre decenni non solo non è andato in porto alcun grande progetto, ma non c'è stato neppure un segnale della volontà politica di dare a Milano un respiro di autentica città europea [...]. Non ci sono ne uomini, né forze ne idee pronte a cimentarsi in un disegno per la città del futuro " Secondo l'illustre tycoon meneghino, nella crisi dì Milano non c entra Cosa Nostra: la responsabilità è "dei movimenti verdi ambientalisti [che negli ultimi anni] hanno moltiplicato la contusione e gli effetti paralizzanti...". Dopo una vacua dissertazione genericamente critica verso il sistema politico-burocratico (senza mai citare il Psi craxiano, che da quasi un decennio è a capo della giunta comunale) e sulla mancanza di "grandi intuizioni soprattutto nei settori dell'urbanistica", l'intervistato viene infine riportato da Vergani al tema dell'intervista con la domanda: "Ma dove sta il ventre molle di Milano quello vulnerabile all'assalto mafioso?", e Berlusconi risponde: "Sono troppi anni che non lavoro più nell'edilizia e che non faccio centro su Milano. Sono fuori. Il fiato della mafia non lo avverto [...]. Un po' per le televisioni, un po' per il Milan la città mi ha, per così dire, adottato; per strada, nei negozi, allo stadio, la gente mi saluta, mi sorride si complimenta, mi applaude. Lo dico perché vivere in questa dimensione di assoluto privilegio non mi mette in grado di toccare con mano la realtà vera di Milano di sapere se il negoziante è attanagliato dalla mafia [...]".





COMMUNITY ANTI-BERLUSCONI su FACEBOOK
COMMUNITY ANTI-BERLUSCONI su FACEBOOK