Niente rose alla signora

Intorno alla seconda metà degli anni Settanta, nella Roma dei Palazzi del Potere si muoveva il giornalista Carmine Pecorelli detto Mino. Avvalendosi di entrature nei servizi segreti e nel sottobosco politico, Pecorelli confezionava il settimanale “OpOsservatore Politico” sul quale pubblicava “notizie riservate”. Benché ritenuto strumento di ricatto e pressione alimentato dalle fazioni dei servizi cosiddetti "deviati" e manovrato da settori della classe politica nelle faide di potere, “Op” pubblicava notizie perlopiù attendibili: scritte con linguaggio sibillino e “cifrato”, spesso velenosamente allusivo, le pagine del settimanale risultavano puntuali e circostanziate, e non di rado perfino “preveggenti”1. Del resto, Pecorelli non era solo finanziato e manovrato da settori del potere ufficiale: era anche interno alla Loggia massonica segreta Propaganda 2 del Venerabile maestro Licio Gelli (data affiliazione 1 gennaio 1977, tessera 1750).

Nel dicembre 1978, Pecorelli si occupava per la prima volta del “fratello” piduista Silvio Berlusconi (affiliatosi alla Loggia gelliana il precedente 26 gennaio, tessera 1816); sotto il titolo Silvio Berlusconi morde e fugge, “Op” scriveva:

"Silvio Berlusconi, il noto costruttore milanese, è uscito dalle difficoltà finanziarie che da tempo lo angustiavano. Per via dell'equo canone, nessuno voleva più saperne dei suoi appartamenti di lusso. I privati, temendo fisco e Brigate rosse, evitavano accuratamente di mettersi in mostra in superattici con piscine e tennis; gli enti pubblici, per via dell'equo canone, non investono più in appartamenti dai quali non possono ricavare un adeguato reddito. Per fortuna di Berlusconi, é intervenuto Carmelo Conte, un palermitano dalle mille maniglie, che gli ha fatto vendere all'Ordine dei medici appartamenti di Milano 2 per complessivi 33 miliardi. Ma concluso l'affare, Berlusconi si è eclissato col suo Rivera... senza nemmeno inviare un cesto di rose alla signora Conte, a titolo di ringraziamento"2.

Secondo l'informatissimo Pecorelli, dunque, il costruttore della “città satellite” Milano 2, angustiato dalla crudeltà di un mercato immobiliare che non sembrava apprezzare il lussuoso prodotto edilizio, e dalla ritrosia degli enti pubblici, aveva potuto rimediare alle difficoltà solo grazie all'“aiuto” di un palermitano dalle mille maniglie: un “siciliano”, tale Carmelo Conte, aveva soccorso il costruttore piduista (finanziato da misteriosi capitali provenienti dalla Svizzera3) mediante un provvidenziale quanto ingente acquisto di appartamenti da parte dell'Ordine dei medici.

In effetti, “Op” rilevava quella che è stata una delle reali costanti dell'avventura edilizia berlusconiana. Contrariamente alla sua menzognera agiografia, le attività del Berlusconi “costruttore” si sono dimostrate infauste alla prova del mercato, e il palazzinaro milanese ha potuto evitare il naufragio solo grazie al sistematico e provvidenziale intervento di enti e istituti previdenziali pubblici e privati.

Nel caso del quartiere residenziale di Brughiero, ad esempio, edificato dalla berlusconiana Edilnord a metà anni Sessanta, fu solo grazie al massiccio acquisto di appartamenti da parte dei Fondo previdenza dirigenti commerciali che l'iniziativa non si trasformò in un fallimento.

Nel più recente caso di Milano 3, saranno le cronache di “Tangentopoli” a svelare le transazioni berlusconiane con alcuni enti pubblici, e la loro natura. Nel novembre 1992, si attiva la Procura di Roma: "Anche Paolo Berlusconi, fratello minore del fondatore di Canale 5, oggi alla guida dell'impero delle costruzioni che fa capo alla holding Cantieri riuniti milanesi, avrebbe finito per pagare tangenti miliardarie con l'obiettivo di favorire la vendita di una decina di edifici, destinati ad abitazioni e acquistati, nel corso degli anni Ottanta, da alcuni enti previdenziali pubblici nel capoluogo lombardo [ ... ]. Una parte delle operazioni all'esame dei magistrati ha certamente per teatro Basiglio, il comune della periferia sud di Milano nel cui territorio sorge la cittadella berlusconiana di Milano 3. È qui che sono avvenute almeno cinque delle compravendite che ora stanno attirando l'attenzione degli inquirenti: tre chiamano in causa l'Inadel, l'Istituto nazionale di assistenza dei dipendenti degli enti locali il cui ex commissario e un tempo deputato socialista, Nevol Querci, è stato arrestato nei giorni scorsi e scarcerato dopo aver ammesso di aver richiesto 600 milioni di tangenti per facilitare l'acquisto da parte dell'Istituto di alcuni immobili romani; due riguardano invece l'Inail, l'Istituto che assicura gli infortuni sul lavoro. Le prime tre operazioni, avvenute fra il 1986 e il 1988, hanno per oggetto la vendita di sei edifici con quasi 250 appartamenti e oltre 270 autorimesse, pari a un importo totale di quasi 67 miliardi. Le due vendite concluse invece con l'Inail nel 1984 e nel 1987 riguardano altri otto edifici con quasi 300 appartamenti venduti per oltre 42 miliardi. A tirare le somme, la Cantieri riuniti milanesi incassò in queste operazioni oltre 109 miliardi (ma, come lasciano intendere gli inquirenti romani, gli istituti previdenziali su cui si sta indagando sono anche altri)"4.

I maneggi berlusconiani con il parastato romano gestito da esponenti del clan craxiano danno luogo a un'ulteriore inchiesta da parte della Procura di Brescia: "[Il 30 marzo 1994] Paolo Berlusconi è stato interrogato dal sostituto procuratore di Brescia Guglielmo Ascione e ha scoperto di essere sotto inchiesta per corruzione e violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Al centro di tutto c'è un business immobiliare da 20 miliardi, concluso il 17 luglio 1991 dal gruppo Fininvest con l'Inadel, l'Istituto di assistenza dei dipendenti degli enti locali. Un affare denunciato [ ... ] alla Procura della Repubblica di Brescia dai consiglieri del Pds di Desenzano. [A Desenzano] si erge infatti la pietra dello scandalo: un grande centro commerciale acquistato nel 1989 dalla Standa e dai Cantieri riuniti per circa 11 miliardi. E rivenduto all'ente pubblico, meno di due anni dopo, a quasi il doppio. “Una delle cose che ci aveva maggiormente insospettito era il fatto che la Standa, dopo la compravendita, fosse rimasta nel centro pagando un canone all'Inadel”, spiega Adriano Papa, segretario del partito della Quercia di Desenzano e primo firmatario della denuncia. “Quando a Roma è scoppiato il caso dei palazzi d'oro acquistati proprio dall'ex parlamentare socialista Nevol Querci, a quell'epoca commissario straordinario dell'ente assistenziale, abbiamo sottoposto il caso alla magistratura”. E cosi, tra gli atti in mano ad Ascione, è finito anche un interrogatorio di Querci davanti a Di Pietro. L'ex socialista, arrestato nell'ottobre del '92, il 14 dicembre aveva dichiarato: “L'Inadel ha effettuato una serie di compravendite immobiliari con un ristretto gruppo d'imprenditori, tra cui Paolo Berlusconi. Tali imprenditori, circa una ventina, venivano privilegiati nella ricerca del contraente da cui acquistare l'immobile in cambio di un contributo alla segreteria nazionale [del Psi]"5

Nell'aprile 1994, anche la Procura di Milano, dopo averlo arrestato, dispone il rinvio a giudizio di Paolo Berlusconi per corruzione: secondo l'accusa, "avrebbe versato tangenti del 5 per cento all'ex funzionario Cariplo Giuseppe Clerici, a sua volta inquisito, per sbloccare la vendita di tre palazzi di Milano 3 al Fondo pensioni della banca. Un affare da 22 miliardi, con mazzette per 1.227 milioni, 60 dei quali pagati in nero attraverso fatture false"6.

Del resto, Silvio Berlusconi aveva già manifestato la sua fatale attrazione per le banche e per i Fondi pensione, e esplicitato la sua cronica insofferenza per la Legge e i Codici ("Lacci e lacciuoli"), fin dagli anni Settanta, quando aveva bersagliato di iracondi strali la legge sull'equo canone citando ad esempio un suo business col Fondo pensioni della Banca d'Italia: "Costruiarno un villaggio per conto del Fondo pensioni della Banca d'Italia; il Fondo pensioni propone affitti sui cinque milioni l'anno Arriva l'equo canone: gli affitti, ope legis, sono dimezzati, e i pensionati della Banca d'Italia devono regalare due milioni e mezzo per ogni alloggio ... "7.

* * *

Pecorelli era consapevole dei pericoli insiti nella sua “attività giornalistica”: in una nota di “Op” del settembre 1976, intitolata Avviso a futura memoria, aveva accennato a minacce ricevute, e aveva indicato nel "Biscione,8 colui che avrebbe potuto riservargli violenze di tipo fisico. D'altro canto, dopo le sue polemiche “dimissioni” dalla Loggia P29, Pecorelli manteneva col Venerabile maestro un rapporto pericolosamente conflittuale, non peritandosi di attaccare, attraverso le sue sibilline “note”, lo stesso Gelli e singoli affiliati alla Loggia segreta (come nel caso del “fratello” Berlusconi, “aiutato” da “un palermitano dalle mille maniglie”).

Mino Pecorelli venne zittito per sempre la sera del 20 marzo 1979, a Roma, con quattro colpi di pistola sparatigli da un misterioso killer. Nel 1982, il Venerabile Gelli veniva indiziato quale mandante dell'omicidio. Interrogato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2, il 26 ottobre 1981, il piduista Berlusconi aveva dichiarato: "Nulla so dei rapporti di Gelli con Carmine Pecorelli".

Benché il Venerabile maestro sia stato poi prosciolto dall'accusa di essere stato il mandante dell'omicidio Pecorelli (dicembre 1991), la successiva domanda di autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Giulio Andreotti per il medesimo reato conterrà precisi elementi e riscontri sul conflitto GelliPecorelli e sui legami tra la Loggia P2 e Cosa Nostra: "Nel procedimento contro Licio Gelli e altri per l'omicidio Pecorelli si raccolsero notevoli elementi di prova circa: a) l'esistenza di un movente, b) la volontà di Gelli di risolvere la questione costituita dagli attacchi del giornalista. Un aspetto importante delle indagini, per le quali si chiede l'autorizzazione a procedere [nei confronti di Giulio Andreotti N.d.A.] , è costituito dalla verifica della compatibilità di quegli elementi con quanto in seguito emerso. Si osserva che tale indagine è indispensabile, giacché vi sono elementi [ ...] che indicano una stretta connessione tra due diversi ordini di moventi. Tra questi, di assoluto rilievo appaiono gli aspetti concernenti i legami tra Cosa Nostra e la Loggia massonica P210, ampiamente sottolineati nella relazione sui rapporti tra mafia e politica presentata il 6 aprile 1993 dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari [ ... ]. In ogni caso, la conclusione del procedimento a carico di Gelli fu di proscioglimento proprio perché non fu possibile individuare quel collegamento tra mandanti e possibili esecutori materiali, che è invece prospettabile nel caso de quo"11.

Le mani sulla Cassa

Alla fine di gennaio 1979, il “fratello” Silvio Berlusconi era stato di nuovo oggetto delle attenzioni di “Op”. Secondo Pecorelli, in quel periodo il costruttore milanese stava brigando per insediarsi alla guida della più importante Cassa di risparmio del mondo, la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde:

"Stupore e incredulità nel inondo bancario per la candidatura del cavaliere del lavoro Silvio Berlusconi alla presidenza della Cariplo. Viviamo in tempi modesti e nonostante per le nomine si continui a promettere il primato della competenza, si finisce sempre per mandare alla Consob un Pazzi qualunque. Ma affidare al primo che capita anche lo scettro della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, a Milano sarebbe considerato un affronto. Con tanti imprenditori, con tanti valenti manager su piazza, ci si chiede perché tanta smania di salire sul gradino più alto in un imprenditore che al suo attivo vanta una sola opera di spicco, il complesso immobiliare Milano 2. Dunque Berlusconi è un candidato senza speranza? Non è detto: controlla il 12,5 per cento delle azioni del “Giornale” di Montanelli e di recente ha dichiarato di voler accentuare la sua presenza nel settore giornalistico. A qualcuno potrebbe venire in mente di premiare il suo impegno politico12.

Che anche in questo caso le “informazioni” di Pecorelli fossero attendibili, lo confermerà indirettamente, anni dopo, l'ex ministro del Tesoro Beniamino Andreatta: "Quando ero ministro del Tesoro [nel 1980, NdA], Silvio Berlusconi, più o meno nel periodo in cui aveva quasi concluso il ciclo edilizio e non aveva ancora iniziato quello televisivo, una mattina venne da me in pantaloni grigi e neri e giacca nera, come i banchieri di Dallas per autocandidarsi alla presidenza della Cariplo. Quando gli feci presente che forse c'era qualche incompatibilità per la possibilità della banca di concedere crediti edilizi, il futuro patron della Fininvest mi precisò prontamente che avrebbe lasciato tutti i suoi interessi nel settore al fratello Paolo, l'onnipresente secondo, già allora sempre pronto. A quel punto non potevo fare a meno di osservare che così si veniva a realizzare un interessante esempio di impresa domestica. Berlusconi non gradi molto e, per tutta risposta, cominciò a tessermi le lodi di Bettino Craxi"13.

Uno dei capisaldi tattici per l'attuazione del corruttivo “Piano di rinascita” elaborato dalla P2 tra il 1975 e il 197614 prevedeva infatti l'infiltrazione della Loggia nel sistema bancario; ma a prescindere dai suoi obiettivi politicostrategici, il presente della Loggia piduista era essenzialmente caratterizzato sul versante affaristico15. Nel 1978, il Venerabile maestro aveva già acquisito alla sua Loggia segreta il controllo del Banco Ambrosiano (la più importante banca privata italiana), della Banca Nazionale del Lavoro (la più importante banca di interesse nazionale), e del potente Monte dei Paschi di Siena16. Per il tramite dell'affiliato Silvio Berlusconi (anche in rapporto al nascente gruppo Fininvest), la Loggia piduista intendeva assumere inoltre il controllo della Cariplo, la più importante cassa di risparmio del mondo17.

Nel suo tentativo di insediarsi al vertice della Cariplo, il rampante Cavaliere tessera P2 1816, oltre ad avvalersi del suo già stretto sodalizio col segretario del Psi Bettino Craxi (a sua volta interessato al controllo del sistema bancario), oltre a cercare benemerenze in casa Dc (presso l'allora ministro del Tesoro Andreatta, ma soprattutto presso Andreotti e Fanfani), oltre a essersi munito di un proprio quotidiano ("Il Giornale" di Montanelli), utilizzava i mezzi di comunicazione di cui la Loggia P2 già disponeva. Come ad esempio il più diffuso e autorevole quotidiano nazionale, diretto dal piduista Franco Di Bella, gestito dai piduisti Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din, finanziato dal piduista Roberto Calvi del Banco Ambrosiano.

Nell'edizione di venerdì 4 agosto 1978, il “Corriere della Sera” ospitava un inopinato articolo firmato "Silvio Berlusconi"18; sotto il titolo Chi guida la politica creditizia? Programmazione e sistemi bancari, “L'aspirante banchiere” dissertava di politica creditizia sulle ali della sua prosa da ragioniere commercialista, e concludeva enigmatico: "Ci si domanda attraverso quali canali potranno filtrare le istruzioni governative di politica industriale al sistema bancario, rimasto l'unico incontrollato gestore della politica creditizia. Che il canale sia stato trovato ancora una volta all'italiana, attraverso il controllo politico delle massime “poltrone”?".

All'inizio del 1979, dunque, l'ex piduista Mino Pecorelli “disturbava” una sotterranea manovra di potere rivelando che il palazzinaro Silvio Berlusconi ("il primo che capita") era “smanioso” di insediarsi al vertice della Cariplo; e dopo avere sottolineato l'inadeguatezza del personaggio, l'editoredírettore di “Op” concludeva, col suo tipico linguaggio allusivo: "A qualcuno potrebbe venire in mente di premiare il suo impegno politico".

Pecorelli era assai bene informato circa i retroscena del correttivo connubio politicabanche. La CARIPLO era il cardine dell'Iccri (Istituto centrale delle casse di risparmio italiane, più noto come Italcasse), e a fine gennaio 1978 “Op” si apprestava a pubblicare clamorose rivelazioni in merito allo scandalo SirAndreottiCaltagironeArcainiItalcasse19: “Op” n° 5 (in uscita il 6 febbraio 1979, poche settimane prima che Pecorelli venisse assassinato) avrebbe dovuto avere in copertina una foto di Andreotti e il cubitale titolo Gli assegni del Presidente20. Pecorelli era anche a conoscenza di come nella sporca vicenda che si apprestava a rivelare nei suoi più scabrosi dettagli, fossero direttamente e indirettamente coinvolti il faccendiere italosvizzero Fiorenzo Ravello (alias Florence Ley Ravello) e i boss mafiosi Giuseppe “Pippo” Calò e Domenico Balducci, i quali erano in stretti rapporti col faccendiere Flavio Carboni, a sua volta in affari con Berlusconi attraverso il prestanomeFininvest Romano Comincioli21.

Morto ammazzato Pecorelli nel marzo 1979, e soffocato lo scandalo AndreottiItalcasseCaltagirone, della vicenda si torna a parlare nell'estate dell'anno dopo, quando Berlusconi è alle prese con un ingente affare appunto legato all'Italcasse e al crac dei palazzinari andreottiani Caltagirone: "I Caltagirone e le loro società sono stati dichiarati falliti e tutto è in mano alla magistratura, ma le banche (con in testa l'Italcasse) sperano ancora di concludere un compromesso extragiudiziale dal quale ricavare qualcosa in più che dal fallimento. Il patrimonio immobiliare è di circa un milione di metri quadri, anche se molti immobili sono da ultimare. Chi se lo aggiudica può farci sopra un guadagno di molti miliardi, e Berlusconi oggi avrebbe particolarmente bisogno di sostanziosi guadagni [ ... ]. Fino a poco tempo fa, infatti, era convinto di potersi aggiudicare. “L'affare Caltagirone” senza difficoltà.. Grazie a vari legami, si era assicurato l'appoggio del presidente dell'Italcasse Remo Cacciafesta, molto vicino (anche se non solo) al presidente del Senato Animatore Fanfani, che in più circostanze ha dimostrato grande simpatia per Berlusconi. Cacciafesta è arrivato all'Italcasse dopo una sorta di compromesso tra Fanfani e Giulio Andreotti, interessato a vedere chiuso l'affare Caltagirone. Occupandosi di questa vicenda, Berlusconi, dunque, oltre che molti miliardi, potrebbe conquistare la riconoscenza dei due leader Dc. Ma quando era ormai in dirittura d'arrivo è arrivata alle banche l'offerta di un temibile concorrente: il gruppo svizzero Interprogramme, che fra l'altro gestisce il fondo d'investimento Europrogramme. Per Berlusconi l'Interprogramme è pericolosa soprattutto per un motivo: è in grado di disporre di decine di miliardi in contanti [ ... ], mentre lui è comunque obbligato a far ricorso al credito di altre banche per rimborsare quelle implicate nell'affare Caltagirone. Quando al consiglio Italcasse pochi giorni fa sembrava che il presidente Cacciafesta potesse avviare a soluzione il problema con l'offerta di Berlusconi, i consiglieri hanno richiesto invece un ulteriore approfondimento delle offerte, dando mandato al direttore generale dell'Italcasse, Luciano Maccari, di presentare alla seduta del 30 luglio le varie proposte più dettagliate"22.

Benché nel 197879 la scalata della triade GelliBerlusconiCraxi al vertice della Cariplo non raggiunga l'obiettivo, di li a qualche anno nel 1986 il presidente del Consiglio Craxi e il suo sodale politicoaffaristico Berlusconi riescono comunque ad arrivare al vertice della potentissima Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde attraverso l'insediamento di un presidente di loro stretta fiducia: il vicesegretario della Dc Roberto Mazzotta.

Il legame di Berlusconi con Mazzotta (esponente della destra democristiana) era di vecchia data. "In Lombardia e a Milano, un uomo di grande valore come Mazzotta ha conquistato la federazione Dc, coagulando la sinistra anticomunista della Base e di Forze Nuove, della Coldiretti, di Comunione e Liberazione", annunciava compiaciuto, nel 1977, l'allora palazzinaro milanese23; e nel 1979, ormai effettivo nei ranghi della Loggia massonica segreta P2, e legato al neosegretario Psi Bettino Craxi, confer mava: "Sono stato vicino a Mazzotta e ai suoi amici e a quanti cercavano di fare della Dc un partito moderno". Fatto è che nel 1986 Roberto Mazzotta lascia la vicesegretaria Dc e si insedia al vertice della Cariplo.

Nel febbraio del 1994, mentre la Cariplo risulta essere la banca più esposta (insieme alla Comit) verso l'indebitatissima Fininvest avendole accordato ingenti finanziamenti, il suo presidente Roberto Mazzotta finirà in carcere per corruzione, ricettazione e violazione della legge sul finanziamento ai partiti. Pochi giorni dopo, il 12 febbraio, verrà arrestato anche Paolo Berlusconi per una vicenda di ordinaria corruzione inerente la stessa Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde: "Paolo Berlusconi [ ... ] è accusato di aver corrisposto all'ex segretario del Fondo pensioni della Cariplo, Luigi Mosca, somme pari al 4 per cento del valore degli immobili costruiti a Milano 3 dalla sua Cantieri riuniti milanesi al fine di favorirne la vendita all'istituto: due volte 300 milioni per i complessi residenziali “Il Giunco 1 e 2” ceduti il 10 maggio 1983 e il 17 aprile 1984 per 7 miliardi e 300 milioni l'uno, ed altri 310 milioni per “I Faggi” venduti il 21 marzo 1986 per 7 miliardi e 550 milioni [ ... ]. All'epoca dei fatti, la Cantieri riuniti milanesi era interamente controllata dalla Fininvest di Silvio Berlusconi. I magistrati contestano la corruzione al fratello Paolo come “responsabile" della società nel cui consiglio d'amministrazione non sedeva, ed egli del resto ha spiegato ieri che trattava da “operativo” in quanto presidente della Edilnord, la cui struttura commerciale seguiva le compravendite. Altro nodo sciolto dai magistrati è quello della veste giuridica dei funzionari Cariplo che si sostiene corrotti: “Incaricati di pubblico servizio, e comunque pubblici ufficiali”, sul presupposto che il Fondo pensioni gestisce in maniera esclusiva ed alternativa all'Inps le prestazioni previdenziali dei dipendenti, tanto da rientrare sotto l'ala del ministero del Lavoro".24

Tra i rinviati a giudizio per gli “affari” detti “tangenti Cariplo”, oltre al presidente Mazzotta e a Berlusconi (Paolo), vi sarà anche Bettino Craxi.

Leoni, Lupi e Cavalieri

Cinque settimane prima di venire ucciso, Pecorelli era tornato a occuparsi della vicenda BerlusconiCariploItalcasse; col titolo Berlusconi lupo di mare per la Cariplo, “Op” del 13 febbraio 1979 scriveva: "Festa grande a Cap d'Antibes il 27 dicembre. Il costruttore milanese, creato cavaliere del lavoro nell'ultima infornata di Leone Giovanni, ha invitato nel suo yacht il fior fiore della stampa lombarda, rappresentata da Nutrizio, Di Bella e Montanelli. Tra caviale sorrisi e champagne, si sarebbe parlato della presidenza della Cariplo e del modo più acconcio per assicurarsi la successione a Giordano Dell'Amore, il cui prestigio è stato giudicato troppo scosso dalla vicenda Italcasse".

Il 2 giugno 1977, in occasione del trentunesimo anniversario della Repubblica, il Capo dello Stato Giovanni Leone su proposta del ministro dell'Industria Carlo Donat Cattin di concerto col ministro dell'Agricoltura Giovanni Marcora aveva conferito l'onorificenza di Cavaliere al merito del lavoro ad alcuni "cittadini distintisi per particolari benemerenze nei vari settori dell'economia nazionale"; tra gli insigniti dell'alta onorificenza, il palazzinaro andreottiano Gaetano Caltagirone, e il palazzinaro milanese Silvio Berlusconi.

Un mese più tardi, il neoCavalier Berlusconi aveva reso pubblico il suo sostegno a due correnti della Democrazia cristiana: quella di Base, capeggiata dal ministro dell'Agricoltura Marcora, e quella di Forze Nuove, guidata dal ministro dell'Industria Donat Cattin, annunciando che avrebbe messo a loro disposizione i suoi mass media, “Telemilano” e “Il Giornale nuovo”25.

Dichiarerà il piduista Bruno Tassan Din alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2: "Io e Rizzoli incontrammo Gelli nello studio di Donat Cattin, che era ministro dell'Industria. Ero stato accompagnato da un certo Giasoli [Ilio Giasoli], uomo di fiducia di Donat Cattin e grande amico di Gelli".

In una lettera inviata alla stessa Commissione, il generale massone Salvatore Scibetta (tessera P2 1773) scriverà tra l'altro: "Incrociai Gelli all'Hotel Excelsior durante un ricevimento offerto dai Cavalieri del Lavoro [ ... ] al quale partecipai in rappresentanza della Guardia di Finanza".

I rapporti tra il Venerabile maestro e il Presidente della Repubblica “Leone Giovanni" erano di vecchia data, come racconterà lo stesso Gelli: "L'avv. Venturi [che nel 1971 era] in società col sen. Giovanni Leone, mi rivolse un invito e una preghiera molto delicati [ ... ]: ero disposto ad appoggiare, nell'ambito dei numerosi confratelli iscritti alla Loggia P2 e dei loro amici e parenti, la elezione di Giovanni Leone a Presidente della Repubblica? L'interessato, a nome del quale l'avv. Venturi stava parlandomi, avrebbe ricordato in eterno il mio intervento e, da buon napoletano, non avrebbe trascurato un'occasione per manifestarmi la sua riconoscenza. Risposi che poteva fare assegnamento su di me e che mi sarei messo subito in azione, iniziando una penetrante campagna presso quei gruppi di potere che avrebbero potuto orientare buona parte dell'elettorato a vantaggio di Giovanni Leone. Il giorno prima delle elezioni, nella mia qualità di segretario organizzativo della Loggia massonica P2, scrissi al senatore Leone per confermargli che avevo mantenuto pienamente l'impegno assunto con il collega Venturi [ ... ]. L'avv. Venturi mi espresse più di una volta i suoi personali ringraziamenti e quelli entusiastici del neopresidente. In epoca successiva, il Gran Maestro Lino Salvini e io fummo ricevuti al Quirinale. L'accoglienza del Presidente Leone fu quanto mai cordiale, anzi calorosa. In quella occasione gli consegnammo, ritenendolo la sola autorità dello Stato competente a riceverlo, un progetto di riforma costituzionale che avevo denominato “Schema R”. Il Presidente ascoltò con interesse la mia esposizione, quindi ci assicurò che avrebbe preso visione del progetto [ ... ]. Mi espresse il suo compiacimento per lo spirito di collaborazione che mi animava e mi invitò a tenermi in contatto con il suo segretario particolare, dott. Nino Valentino, per ogni altra futura eventualità"26.

Il Di Bella che, secondo Pecorelli, il 27 dicembre 1978 si trovava ospite dello yacht del piduista Berlusconi a Cap d'Antibes, era il direttore del “Corriere della Sera” Franco Di Bella, da poche settimane anche lui effettivo nei ranghi della Loggia P2 (tessera 1877, codice massonico E. 19.78, data affiliazione 10 ottobre 1978).

Deponendo in veste di testimone nell'ambito del processo P2 presso la Corte d'Assise di Roma, il 3 novembre 1993, Berlusconi sosterrà di essersi affiliato alla setta gelliana ritenendola una “normale” Loggia massonica, anche perché “rassicurato” sul conto del Venerabile maestro dall'amico Franco Di Bella, il quale infatti "conosceva, stimava e apprezzava" Licio Gelli; ma soprattutto, il tycoon della Fininvest ribadirà la stravagante tesi di essere entrato nella P2 per compiacere il suo caro amico Roberto Gervaso: "II motivo principale [della mia affiliazione alla P2] è stato l'insistenza di Roberto Gervaso, che è un mio carissimo amico... Lui aveva bisogno di scrivere sul “Corriere della Sera”, e voleva rendersi utile [alla Loggia]27... Ci fu anche un altro motivo, diciamo così, pratico: Gervaso mi andava dicendo che Gelli era molto introdotto presso le autorità politiche argentine, e che in Argentina si doveva sviluppare una grande serie di lavori pubblici. lo allora ero presidente di un Consorzio per l'edilizia industrializzata ... ".

Il controllo da parte della P2 del più diffuso quotidiano italiano controllo dapprima finanziario, e quindi editoriale risaliva al 1977, e aveva visto protagonista della manovra, insieme al Venerabile Gelli e al banchiere Roberto Calvi, lo stesso Berlusconi. In un suo libro autobiografico, Di Bella scriverà: "Un giorno [settembre 1977, NdA] venne a trovarmi a Bologna Silvio Berlusconi. Non mi legavano allora a Berlusconi vincoli di particolare familiarità [ ... ]. Silvio Berlusconi, cointeressato nell'editoriale del “Giornale nuovo” di Indro Montanelli, mi fece presente che, come coeditore, avrebbe dovuto sperare in un mio rifiuto [ad accettare la direzione del “Corriere della Sera”, NdA] perché il suo giornale avrebbe avuto sicuramente maggiore spazio di diffusione con un “Corriere” tutto a sinistra [quello diretto da Piero Ottone, NdA]. Ma un “Corriere” che fosse riportato su una via meno radicale gli premeva più dei suoi personali interessi"28.

Il giornalista piduista Roberto Gervaso, da parte sua, scriveva al Venerabile maestro (padrino del “Corriere della Sera”) una lettera del seguente tenore: "Caro Licio, [ ... ] al "Corriere" stanno succedendo cose molto gravi. Il Barba [l'editore piduista Angelo Rizzoli, NdA], a dispetto di tanti discorsi [ ... ], ha imposto a Di Bella l'assunzione di quelli che sono, forse, i due radicalchc più rappresentativi della nostra cultura: Enzo Siciliano [ ... ] e Alberto Arbasino [ ... ]. Io, caro Licio, credimi, a questo punto non capisco più niente. Ho il timore che il Barba ci stia prendendo tutti per i fondelli. Dice una cosa, e fa l'opposto [ ... ]. Ho chiesto a Di Bella di farmi collaborare al “Corriere” [ ... ]. t bene che tutti capiscano che blandire i nemici non serve a niente. Restano nemici. Bisogna premiare gli amici. [ ... ]. Oggi Di Bella parlerà della mia collaborazione con Tassan Din e il Barba. Vedi di fare, se puoi, una telefonata a Tassan Din, affinché non mi metta i bastoni tra le ruote [ ... ]. T'abbraccio, tuo Roberto".

Stando alla nota di “Op”, oltre a Di Bella (direttore del più importante quotidiano nazionale) e a Nino Nutrizio (direttore del quotidiano lombardo “La Notte”) a Cap d'Antibes il piduista “aspirante banchiere” Berlusconi, intenzionato a scalare il vertice della Cariplo, ospitava anche Indro Montanelli, direttorefondatore del quotidiano milanese “Il Giornale nuovo”.

Del “Giornale nuovo”, Berlusconi nella primavera del 1977 era divenuto azionista col 12 per cento delle quote, primo passo verso la progressiva acquisizione del controllo del quotidiano. Un'acquisizione non imprenditoriale, bensì dichiaratamente politica29; un'acquisizione di potere finanziariamente assai onerosa30 ma connessa al “Piano” piduista di progressiva infiltrazione e conquista dei mass media, non a caso condotta in parallelo anche dal Venerabile maestro in persona: "Montanelli mi illustrò le difficoltà del suo “Giornale” e mi pregò di fargli avere un finanziamento da qualche istituto dì credito [ ... ]. Provvidi presentandolo al Banco Ambrosiano che gli accordò un'apertura di credito. In una successiva occasione, gli ottenni un incontro a colazione con il presidente, Roberto Calvi"31.

Nell'estate dei 1980, la proverbiale riottosità di Montanelli entra in collisione con gli interessi piduisti rappresentati da Berlusconi (ormai azionista di controllo del “Giornale” col 37,5 per cento): "Berlusconi ha dovuto far rientrare una lettera di dimissioni presentata contro di lui da Montanelli: il più famoso giornalista d'Italia ha protestato contro l'interferenza di Berlusconi in una serie di articoli dedicati al banchiere [piduista] Roberto Calvi e che il giovane azionista del “Giornale” aveva cercato di bloccare"32.

Montanelli verrà indotto a lasciare la direzione del “Giornale” nel gennaio del 1994, reo di non voler schierare il quotidiano a sostegno della candidatura politica del suo editorepadrone33; nell'occasione, l'anziano direttore dichiarerà: "C'erano già stati [negli anni Ottanta, NdA] degli stridori, tra di noi, quando [Silvio Berlusconi] pretendeva che “Il Giornale” si schierasse con Craxi [ma io] non volevo legare le sorti del giornale a un partito"34.

Associati a delinquere

Il formidabile imprenditore che secondo la truffaldina mitologia berlusconiana stava “facendosi da sé” senza “appoggi” né “aiuti”, lo straordinario self made man che stava edificando dal nulla un impero economico col solo ausilio della sua fantasmagorica genialità, a metà anni Settanta era in realtà un palazzinaro tanto ambizioso quanto spregiudicato, oscuramente finanziato, in procinto di scalare la vetta del potere politicoaffaristico; la sua avventura edilizia era giunta infatti al capolinea, come rilevava Pecorelli. Nella sua scalata, Berlusconi si avvaleva di due strade parallele e convergenti: quella del potere occulto massonicoaffaristico del Venerabile maestro Licio Gelli, e quella del potere politicoaffaristico della destra Dc e dei Psi di Bettino Craxi.

Licio Gelli diviene Gran maestro della Loggia massonica “coperta” Propaganda 2 il 9 maggio 1975; Bettino Craxi viene eletto alla segreteria del Psi il 15 luglio 197635. Non a caso, è tra il 1975 e il 1980 che la Loggia gelliana dispiega la sua corruttiva opera di infiltrazione nei gangli vitali dello Stato e nell'ambito dei mass media; non a caso, è nella seconda metà degli anni Settanta che Bettino Craxi si consolida al vertice del Psi come nuovo “uomo forte” dei potere politico nazionale, mentre la destra democristiana, dopo la morte di Aldo Moro, assume la leadership della Dc. E non a caso, è tra il 1975 e il 1980 che si pongono le basi del gruppo politicoaffaristico Fininvest, ed è in quello stesso periodo che Berlusconi esce allo scoperto, affacciandosi alla ribalta dell'imprenditoria nazionale in forza dei suoi legami di potere.

Benché ufficialmente affiliato alla Loggia massonica segreta in data 26 gennaio 1978 (tessera 1816, codice E 19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, versamento per quote '78 L. 100.000 con ricevuta no 104 del 5578)36, i contatti di Berlusconi col Venerabile maestro e con gli ambienti piduisti erano antecedenti.

Infatti, il segreto “Piano di rinascita” elaborato dalla P2 tra il 1975 e il 1976 conteneva un preciso riferimento all'attività di Berlusconi, là dove prevedeva la necessità di introdurre nell'ordinamento una "nuova legislazione urbanistica favorendo le città satellite" (e il primo e il solo costruttore italiano alle prese con 14città satellite" era per l'appunto Berlusconi con Milano 2). Inoltre, fin dal luglio 1977 Berlusconi aveva espresso tesi e concetti politici totalmente coincidenti con i “presupposti politici” indicati nel segretissimo “Piano” piduista, esplicitando l'utilizzo dei suoi mass media (“Il Giornale nuovo” e “Telemilano”) in chiave di strumento politico “anticomunista” esattamente come indicato nel “Piano” della Loggia segreta37.

La stessa genesi del gruppo Fininvest si sviluppa all'ombra della Loggia massonica segreta. Il 21 marzo 1975 viene costituita a Roma la Fininvest srl (che il successivo 11 novembre viene trasformata in “spa” e trasferita a Milano): l'identità dei suoi promotori è occulta perché coperta dallo schermo di due fiduciarie Servizio Italia spa e Società azionaria fiduciaria spa38 facenti capo alla Banca Nazionale del Lavoro, istituto di credito infiltrato e controllato dalla Loggia P2. L'8 giugno 1978, le due fiduciarie Bnl costituiscono la Fininvest Roma srl. Il 26 gennaio 1979, la Fininvest Roma srl delibera l'incorporazione per fusione della Fininvest spa di Milano; il successivo 28 giugno, la Fininvest Roma srl assume la nuova denominazione di Finanziaria di InvestimentoFininvest srl, e trasferisce la propria sede sociale a Milano.

L'occulto divenire del gruppo Fininvest e le scorribande berlusconiane e gelliane nei segreti meandri del credito bancario si avvalgono di coperture e complicità ai massimi livelli. La Loggia P2 non controlla soltanto il vertice della Banca Nazionale del Lavoro39 e le due fiduciarie Bnl che danno origine alla Fininvest: affiliato alla Loggia segreta è anche il ministro andreottiano Gaetano Stammati (tessera P2 1636), alle Finanze nel V governo Moro (1976) e ministro del Tesoro nel III governo Andreotti (197678); dopo il piduista Stammati, al ministero del Tesoro (responsabile della politica creditizia, e detentore del capitale Bnl) si insedierà il democristiano Filippo Maria Pandolfi (197880), del quale Berlusconi, fin dal 1977, era andato tessendo pubblici elogi40 benché Pandolfi fosse un politico di assai modesta levatura nell'ambito della stessa Dc. Ma la banda gelliana controllava soprattutto la Guardia di Finanza: piduisti erano sia il corrotto comandante del Corpo, generale Raffaele Giudice (tessera P2 1634), sia il capo di Stato maggiore della Gdf generale Donato Lo Prete (tessera P2 1600).

Nel 1980, il fratello piduista costruttore di “città satellite” (Milano 2) è alle prese con speculazioni edilizie in Sardegna, dove intende edificare Olbia 2. Suo rappresentanteprestanome è il funzionario Fininvest Romano Comincioli, il quale è in società in nome e per conto di Berlusconi col faccendiere Flavio Carboni (a sua volta in traffici col banchiere piduista Roberto Calvi).

È per via della progettata speculazione a Olbia 2 che il nascente gruppo Fininvest allaccia rapporti col “fratello” Armando Corona, futuro Gran maestro della massoneria italiana (verrà eletto al vertice del Grande Oriente d'Italia nel marzo 1982). "Conobbi il Carboni nel gennaio 1981", dichiara il Gran Maestro Corona al Tribunale di Milano nel 1982; "All'epoca io ero presidente dell'Assemblea regionale sarda [ ... ]. Il Carboni mi parlò appunto di questa sua attività e mi disse che intendeva presentarmi il signor Berlusconi Silvio, imprenditore milanese, che aveva interessi con lui e che era orientato a operare in Sardegna. In effetti successivamente il Carboni venne con il predetto Berlusconi ed entrambi mi dissero che avevano dei grossi progetti per la Sardegna. Preciso che dai termini con i quali si esprimevano traspariva chiaramente una comunanza di interessi, nel senso che apparivano soci nel progetto del quale parlavano. Dissero in particolare che avrebbero voluto costruire una seconda Olbia, Olbia 2".

Secondo Emilio Pellicani (segretariofactotum di Carboni), "il periodo in cui Corona inizia a prendere dei soldi da Carboni parte dal 1980, quando lui era ancora presidente della Regione sarda. In quella occasione credo che abbia avuto da parte di Carboni dei finanziamenti provenienti dal gruppo Berlusconi per l'operazione Olbia 2 [ ... ]. Carboni mi disse di aver già “bonificato” varie persone della Sardegna, tra cui l'onorevole Corona, per circa 300 milioni, 200 dati all'on. Corona, e altri ad altre persone... Lo so, perché ci furono addebitati 500 milioni che furono portati da Fedele Confalonieri tutti in contanti a Cagliari mentre Carboni, Berlusconi e Corona erano a Cagliari. Confalonieri [portò] 500 milioni in contanti [dentro una] valigetta ventiquattr'ore". Secondo il braccio destro di Carboni, altri 150 milioni (prelevati il 14 maggio 1981) sono serviti a corrompere i politici sardi: in questo caso ne avrebbero beneficiato la segreteria del presidente della Regione Angelo Roich per "l'operazione SardegnaBerlusconi", e altri "politici sardi sempre in relazione alla famosa operazione"; complessivamente, secondo Pellicani, "Carboni aveva stabilito con Berlusconi 7 miliardi di spese politiche. Era il costo politico dell'operazione [Olbia 2]"41.

La Loggia massonica segreta Propaganda 2 (definita dal Presidente della Repubblica Pertini "una associazione a delinquere") viene “scoperta” dalla magistratura di Milano il 17 marzo 1981. Lo scandalo porterà alla crisi dei governo Forlani42 e all'istituzione di una apposita Commissione parlamentare d'inchiesta.

Il 26 ottobre 1981, interrogato dalla Commissione parlamentare nella sua qualità di affiliato alla Loggia, Berlusconi tra l'altro dichiara: "Mi sono iscritto alla P2 nei primi mesi del 1978, su invito di Licio Gelli che conoscevo da circa sei mesi e che avevo visto solo due volte. Ero convinto che la Loggia fosse parte del Grande Oriente d'Italia. Non ho mai versato contributi [ ... ]. Gelli mi chiari che tramite la Massoneria, organizzazione internazionale, avrei potuto avere dei canali di lavoro, e contatti internazionali utili per la mia attività di presidente del Consorzio per l'edilizia industrializzata. Non vi fu cerimonia di iniziazione; non ho avuto alcun rapporto con altri affiliati Nulla so dei rapporti di Gelli con

Carmine Pecorelli".

Ma l'ex senatore Sergio Flamigni, già componente della Commissione parlamentare d'inchiesta, preciserà: "La deposizione di Berlusconi davanti alla Commissione fu menzognera e reticente. Berlusconi menti quando affermò di non avere versato contributi: il 22 marzo 1982 la Guardia di Finanza verificò la piena corrispondenza tra la quota pagata di L. 100.000, la ricevuta trovata nell'ufficio di Gelli, e i versamenti sul conto “Primavera” presso la Banca dell'Etruria che Gelli utilizzava per i pagamenti delle quote degli affiliati. Menti quando negò la cerimonia di iniziazione: la Commissione acquisì un documento proveniente dall'archivio di Gelli in Uruguay nel quale, a fianco del nome “Berlusconi Silvio” vi era l'annotazione “Juramento Firmado”. Berlusconi menti anche e soprattutto quando affermò di non avere avuto alcun rapporto con altri affiliati: basti considerare tutti i rapporti avuti con i banchieri piduisti del Monte dei Paschi di Siena e della Bnl, e a quelli che intrattenne con giornalisti (Gervaso, Di Bella) e editori (Rizzoli e Tassan Din). Del resto, la stessa storia della P2 dimostra come la falsa testimonianza sia essa stessa prova di “appartenenza” alla Loggia segreta, proprio perché i “fratelli” piduisti erano vincolati alla segretezza da un giuramento e da regole che li vincolavano alla fedeltà alla Loggia".

Nel corso della deposizione resa alla Commissione parlamentare d'inchiesta, il piduista Bruno Tassan Din (amministratore delegato del gruppo RizzoliCorriere della Sera) confermerà: "Gelli era molto amico di Berlusconi, e in diverse occasioni mi disse di fare degli accordi con lui sia nel settore della televisione che dell'editoria. lo conoscevo Berlusconi direttamente, e questi in verità mi fece riferimento alla opportunità di un accordo nel quadro anche dei contatti che lui aveva con Gelli".

Al termine dei suoi lavori, la Commissione parlamentare d'inchiesta stabilirà che la Loggia P2 "si è posta come motivo di inquinamento della vita nazionale mirando ad alterare in modo spesso determinante il corretto funzionamento delle istituzioni secondo un progetto che mirava allo snervamento della democrazia... Tale organizzazione, per le connivenze stabilite in ogni direzione e a ogni livello, e per le attività poste in essere, ha costituito motivi di pericolo per la compiuta realizzazione del sistema democratico". La Loggia P2 verrà dichiarata sciolta a norma di legge.

Il Venerabile maestro Licio Gelli (latitante dal marzo 1981, arrestato in Svizzera nel settembre 1982, evaso dal carcere ginevrino di Champ Dollon nel settembre 1983, costituitosi in terra elvetica nel settembre 1987 e subito estradato in Italia) verrà inquisito dalla magistratura per numerosi e gravissimi reati: omicidio Pecorelli; concorso in bancarotta per il crac del Banco Ambrosiano, e quale mandante dell'omicidio Calvi; costituzione di capitali all'estero; cospirazione politica; cospirazione militare; spionaggio; interesse privato in atti d'ufficio; rivelazione di segreti di Stato; finanziamento di gruppi armati a scopi eversivi; associazione sovversiva con finalità di strage; depistaggio di indagini; calunnia; millantato credito; associazione a delinquere; truffa aggravata...

Nel dicembre 1988, il piduista Berlusconi ormai potentissimo tycoon legato a doppio filo al potentissimo Bettino Craxi dichiara polemico: "Sono sempre in attesa di conoscere quali fatti o misfatti siano effettivamente addebitati a Licio Gelli"43. L'interessata "attesa" del tycoon piduista per le vicende giudiziarie del suo Venerabile maestro verrà parzialmente appagata poco tempo dopo: nel 1992, Gelli verrà condannato a 19 anni di carcere per concorso nella bancarotta del Banco Ambrosiano; nel 1994, verrà condannato a 10 anni nell'ambito del processo per la strage di Bologna del 2 agosto 1980 ("calunnia aggravata da finalità di terrorismo"); ancora nel 1994, verrà condannato a 17 anni di reclusione dalla Corte d'Assise di Roma per vari reati connessi alla vicenda della Loggia P2.

Il venerabile Berlusconi

Nell'ambito della inchiesta sulla massoneria “deviata” condotta dalla Procura della Repubblica di Palmi, il 23 marzo 1994 (a quattro giorni dalle elezioni politiche) il sostituto procuratore Maria Grazia Omboni dispone l'acquisizione degli elenchi dei candidati nel partitosetta “Forza Italia”. Alcuni agenti della Digos eseguono l'ordine del magistrato presso la sede romana del partitoFininvest, suscitando la furente reazione del suo messianico leader: "È una provocazione contro la libertà degli italiani... Queste cose avvengono solo nei Paesi totalitari... La situazione in Italia sta degenerando e trasformando una democrazia in uno Stato giustizialista e poliziesco"44.

Ventiquattro ore dopo, il Pm Omboni viene convocata al cospetto della prima commissione del Consiglio superiore della magistratura per "giustificare" il proprio operato. "Per quattro ore la Omboni ha raccontato dei voti che alcune Logge coperte della massoneria avrebbero dirottato su candidati di Forza Italia Ha rivelato l'esistenza di una Loggia coperta che già sta lavorando per garantirsi appalti e commesse per l'Anno Santo del Duemila. Ha accennato a un contributo di 100 milioni versato da Berlusconi all'ex ministro degli Esteri, il socialista Gianni De Michelis", scrive il settimanale “L'Europeo”. "La Omboni sostiene di avere deciso il blitz a Forza Italia dopo avere ricevuto due rapporti dalla Digos, di Cagliari e di Roma. E primo, datato 23 marzo, proverebbe gli stretti legami tra massoneria e partito di Berlusconi. “La Digos di Cagliari”, ha detto la Omboni, "ci ha comunicato che il potente gruppo massonico, che fa capo all'ex gran maestro del Grande Oriente d'Italia Armando Corona, appoggia il partito 'Forza Italia'. Lo provano alcune intercettazioni telefoniche. In una, un certo Locatelli rassicura cosi Corona: 'Tutti i fratelli sono coinvolti, un mucchio di loro amici stanno organizzando club di Forza Italia'. li rapporto della Digos riferisce poi di una conversazione tra un medico (rimasto senza nome) e Ketty Corona, figlia dell'ex Gran maestro. Forza Italia, spiega il medico, incontra qualche difficoltà nella raccolta delle firme per la presentazione delle liste a Carbonia. 'Avvisa tuo padre', dice il misterioso dottore a Ketty, 'e digli di chiamare tutti i fratelli della zona, di mobilitarli, di muoverli, altrimenti non ce la facciamo'”. La Omboni commenta: “Questi sono i dati dai quali già emergevano buone ragioni per pensare che la massoneria, al di là della sua sbandierata apoliticità, fosse impegnata nel sostenere alcune forze politiche in maniera del tutto occulta. Apparentemente i massoni non vogliono occuparsi di politica, né interferire nelle scelte elettorali dei fratelli. In realtà, e ciò emerge da molti atti processuali, vi sono inviti a votare questo o quel candidato, non tanto perché appartenente ad un certo partito bensì perché massone”. E l'ipotesi di lavoro su cui si basa la maxiindagine avviata dall'ex procuratore di Palmi Agostino Cordova, che vede indagate oltre 400 persone in tutta Italia, viene sintetizzata dalla Omboni con queste parole: “Secondo la nostra ipotesi, la massoneria costituirebbe un partito trasversale che intende mettere nei vertici di potere i suoi uomini di potere, fratelli e affiliati, palesi e no, per essere poi in condizione di governare” [ ... ]. In gennaio la Procura di Palmi, sulla scia delle stesse indagini, ha scoperto l'esistenza di una Loggia segreta, coperta dalle insegne di una “società di servizi” che sarebbe servita per la trattazione di affari in vista dell'Anno Santo previsto per il Duemila. “Il gruppo di affari”, ha spiegato la Omboni, “mirava ad accaparrare commesse e appalti”. In Sardegna, poi, è venuta fuori la storia del finanziamento di Silvio Berlusconi a Gianni De Michelis. “La Digos di Cagliari”, ha spiegato la Omboni al Csm, “ha intercettato una conversazione in cui emerge un incontro interessante. Una delle ex segretarie dell'onorevole De Michelis va a trovare l'avvocato Frongia, massone, molto legato al Gran maestro Corona, e curatore di molti dei suoi affari. La donna chiede a Frongia notizie sull'andamento dei club di Forza Italia a Cagliari. Poi, tra le altre cose, racconta anche che nel giro di De Michelis c'è inquietudine. Si teme che un'altra segretaria dell'ex ministro riveli ai giudici che De Michelis avrebbe ricevuto da Berlusconi 100 milioni”. Così la Omboni ha deciso, nonostante la vicinanza delle elezioni, di spedire la Digos a Forza Italia. “Ma perché non ha aspettato le elezioni? Perché tanta fretta?”, chiede un consigliere del Csm. E Omboni ribatte: “Per verificare se era in atto un'interferenza nella propaganda elettorale, dovevamo capire cosa stava succedendo prima delle elezioni” [ ... ]"45.

Dopo l'audizione, il Csm non adotterà alcun provvedimento disciplinare nei confronti del Pm Omboni, né esprimerà censure verso il suo operato, la cui puntualità troverà anzi una indiretta conferma il successivo 11 maggio, con l'arresto di quattro “fratelli” della massoneria “deviata”: "Sono: il principe Giovanni Alliata di Montereale, 73 anni, già coinvolto nel golpe Borghese, Sovrano dell'associazione segreta Obbedienza; il colonnello Benedetto Miseria, Gran Maestro dell'Obbedienza di Alliata; Cosmo Sallustio Salvemini, massone di una Loggia coperta e fondatore del Movimento Salvemini intitolato al grande storico Gaetano di cui è nipote; e Alfredo Rasoli, segretario del Movimento Salvemini. L'accusa: il principe Alliata aveva promesso al gruppo Solidarietà, la lista antiRutelli del colonnello Pappalardo, e in particolare ai candidati Salvemini e Rasoli, un finanziamento di 500 milioni e 2500 voti a patto della loro affiliazione alla sua Loggia segreta. Le prove: 45 intercettazioni telefoniche fatte tra il giugno '93 e l'aprile di quest'anno. Scrivono i giudici del pool di Palmi che ha condotto l'inchiesta: “Ernergono in maniera inequivocabile le finalità illecite che la Loggia persegue come centro di affari attraverso non ben definibili collegamenti con il Vaticano, con la famigerata Banda della Magliana, con l'Fbi e i servizi segreti americani [ ... ]. Risulta che Alfredo Rasoli, vero braccio destro di Salvemini, si è presentato alle recenti consultazioni politiche in qualità di presidente di un club di Forza Italia, mentre Antonio Pappalardo, già candidato per la lista Solidarietà democratica facente capo al Salvemini, parteciperà come testimonial a un incontro elettorale organizzato dal club di Forza Italia”. I giudici scrivono anche che “tale Gustavo Selva [il cui nome era negli elenchi di affiliati alla Loggia P2, NdA], già appartenente al Movimento Salvemini, ha avanzato la sua candidatura nelle liste di Forza Italia su sollecitazione dello stesso Salvemini che a tale scopo aveva convocato una riunione”"46.

A distanza di tredici anni dalla “scoperta” della Loggia segreta del Venerabile Gelli, il 16 aprile 1994 la seconda sezione della Corte d'Assise di Roma emette la prima sentenza giudiziaria sul conto di alcuni esponenti della banda massonica P2. Nell'ambito del procedimento, a Gelli non viene addebitata la principale accusa “cospirazione politica mediante associazione” perché estradato dalla Svizzera con esclusione di tale imputazione: ma il Venerabile viene comunque condannato a 17 anni di reclusione perché riconosciuto colpevole di millantato credito, di calunnia e procacciamento di notizie segrete47.

Con una sentenza che ribalta le conclusioni cui era pervenuta la Commissione parlamentare d'inchiesta, e che disattende la stessa requisitoria dei Pm Elisabetta Cesqui ("La P2 è stata un'associazione delittuosa volta a commettere molteplici atti di spionaggio, di violazione di segreti rilevanti per la sicurezza nazionale. Un'associazione tesa a modificare la Costituzione dello Stato con mezzi non consentiti e diretta a turbare l'esercizio e le prerogative del governo e del Parlamento"), la Corte d'Assise assolve gli imputati dall'accusa di cospirazione politica.

Mentre il Pm Cesqui annuncia il ricorso in Appello, la sentenza “assolutoria” desta sensazione nel mondo politico48. L'ex magistrato Ferdinando Imposimato commenta: "Che brutto segnale. La massoneria e la P2 stanno recuperando su tutti i fronti. Purtroppo anche in magistratura".

Il più illustre degli affiliati alla Loggia segreta, il presidente del Consiglio incaricato Berlusconi, dichiara: "Significa che non c'erano gli estremi per una sentenza diversa... Saranno gli storici a giudicare se quella cosa [la Loggia P2, Nd4] è stata uno scoop giornalistico prolungato o qualcosa di più sostanzioso". Commenta Alessandro Galante Garrone: " [A Berlusconi] si deve rispondere che, allo stato degli atti, non abbiamo alcun diritto di affermare o escludere la sussistenza di quegli “estremi”. E mi pare, inoltre, piuttosto ingenuo rimettersi, come egli fa, agli "storici" del futuro. Prima degli storici, altri giudici dovranno pronunciarsi in questa causa. Detto questo, non possiamo tacere una certa inquietudine che questa decisione ha suscitato in noi. Da anni ormai abbiamo avuto la possibilità di conoscere tutti gli elementi raccolti da una famosa Commissione parlamentare, e la precisa e documentata relazione di maggioranza, redatta dalla sua presidente Tina Anselmi, una delle persone più serie, oneste, coraggiose della nostra vita parlamentare. Siamo veramente ansiosi di sapere quali documenti e argomenti siano stati portati, dall'odierna sentenza, per infirmare o distruggere quella relazione"49.

Nel governo di destra scaturito dalle elezioni politiche del 2728 marzo 1994 e guidato dal piduista Berlusconi, trova posto, quale ministro dei Trasporti, l'ex democristiano e neoneofascista Publio Fiori, il cui nominativo era presente negli elenchi P2 (tessera 1878, codice E. 19.78, data affiliazione 10 ottobre 1978). Alla presidenza della Commissione Affari costituzionali della Camera, la maggioranza governativa (formata dal partitoFininvest con neofascisti e leghisti) insedia Gustavo Selva, indicato negli elenchi piduisti con tessera 1814, codice E. 19.78, data di affiliazione 26 gennaio 1978 (cioè lo stesso giorno nel quale si era affiliato il “fratello” Berlusconi).

All'importante dicastero degli Esteri, il presidente del Consiglio piduista nomina l'ex “aspirante piduista” Antonio Martino, a proposito del quale Sergio Flamigni conferma: "Tra i documenti sequestrati al Venerabile maestro vi era la domanda di affiliazione alla Loggia segreta firmata da Antonio Martino e inoltrata a Gelli poco prima che scoppiasse lo scandalo. Le aspirazioni piduiste del berlusconiano professor Martino forse rientrano nella tradizione della sua famiglia: il nome di suo padre l'on. Gaetano Martino era infatti compreso nell'elenco dei massoni iscritti alla P2 e restituiti al Grande Oriente nel 1975, elenco consegnato da Salvini e Gelli ai giudici di Firenze che indagavano sul delitto del magistrato romano Vittorio Occorsio".

Nella disputa che si accenderà per la carica di presidente dei deputati di “Forza Italia”, si fronteggeranno le candidature degli onorevoli Alessandro Meluzzi e Umberto Cecchi, entrambi affiliati alla massoneria.

Il 17 luglio 1994, il presidente del Consiglio Berlusconi ha un “incontro riservato” con l'ex presidente Ciriaco De Mita. L'incontro tra i due avviene a Roma, in via Nicotera 8, presso lo studio del consulente Fininvest avvocato Elio Siggia.